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dal passato al presente

L'evoluzione del pensiero medico attorno al problema dell'embriogenesi

Dai primi "filosofi della natura" fino al XIX secolo.

a cura di: Dott. Antonio Semprini (pediatra)

Lo studio dei fenomeni biologici e delle loro leggi suscitò la curiosità dei primi pensatori, i  presocratici “ filosofi della natura”. Dotati di una prodigiosa intuizione questi filosofi erano giunti alle prime formulazioni dottrinali, dando soluzioni spesso geniali che sovente si accordavano nelle loro linee generali con quelle degli scienziati del mondo moderno.

Così EMPEDOCLE di Agrigento (VI sec. A,  C.) sostenne che alcune parti del corpo fetale sarebbero racchiuse nel seme femminile altre nel seme maschile. Queste parti, attirate dal reciproco amore, si cercherebbero e si mescolerebbero per dar vita al nuovo essere.

Per ALCMEONE di Crotone (VI sec.  a.  C.) il seme fecondato sarebbe emanato dal cervello (teoria encefalomielogenetica). Nell’embrione il primo a formarsi sarebbe il capo, perché in esso ha sede l’egemonico, cioè il principio direttivo di tutto l’organismo.

Per PARMENIDE, fondatore della scuola eleatica (V sec. A. C.), l’embrione deriverebbe dall’ intima fusione, all’interno dell’utero, del seme maschile col seme femminile.  Dal testicolo destro proverrebbe il principio maschile, dal testicolo sinistro il principio femminile.

Per DEMOCRITO (V sec. A.  C.), le membra comuni ai due sessi proverrebbero dal feto indifferentemente dall’uno o dall’altro dei genitori, mentre i soli organi genitali deriverebbero direttamente da quello dei due da cui il feto riceve il sesso.

IPPOCRATE di Kos (V sec. A. C.) e la sua Scuola compirono la sintesi delle dottrine precedenti sulla generazione dell’individuo formulando la dottrina “ pangenetica”, secondo la quale gli individui verrebbero generati dall’incontro del seme paterno col seme materno proveniente da tutte le parti del corpo e da tutti gli umori. Una volta che il seme femminile sia stato fecondato da quello maschile si formerebbe un embrione che comincerebbe a svilupparsi in un involucro paragonabile a un uovo di pollo. Tale sviluppo avverrebbe con l’aiuto del sangue mestruale che però,  nella maggior parte, salirebbe alle mammelle per trasformarsi in latte. La differenziazione degli organi si compirebbe entro il I mese nel maschio, al 42° giorno nella femmina, perché quest’ultima deriverebbe da seme più debole e più umido. I maschi si svilupperebbero più spesso nella metà destra, le femmine nella metà sinistra dell’utero (1).

Secondo ARISTOTELE (IV sec. A. C.), il seme sarebbe costituito dalla miglior parte del sangue e conterrebbe in potenza i caratteri del corpo e della psiche dei generandi. (2) Il sangue, dopo avere subito una nuova digestione (3), diventerebbe sperma, discendendo nei testicoli da cui sgocciolerebbe sopra il sangue mestruale all’interno dell’utero,  "natural vasello", come lo chiamò Dante. Aristotele riconobbe che il liquido emesso dalle ghiandole del Bartolino durante l’amplesso, non avrebbe alcuna parte nel fenomeno della generazione, contrariamente a quanto creduto fino ad allora. In sintesi, l’atto della fecondazione sarebbe l’unione del sangue maschile, principio attivo, con il sangue femminile, principio passivo. Questa teoria, chiamata “emogenetica”, è in perfetta sintonia con i principi fondamentali della filosofia aristotelica, che si basa sui concetti di “materia” e “ forma”, dove la materia è la sostanza di cui è fatto ogni organismo vivente ed è allo stato potenziale, inerte, indeterminato e passivo, mentre la forma è l’impulso che modella la materia dandole aspetto compiuto e perfetto. (4)

Passarono quasi cinque secoli da Aristotele, prima che si potesse avere una nuova formulazione teorica sulla generazione dell’individuo e la concepì  GALENO di Pergamo (II sec. d.  C.), greco di nascita, alessandrino di formazione, romano di elezione, che nella sua immensa opera riassunse e coordinò tutta la scienza medica dell’antichità. Egli considerò le ovaie come testicoli femminili, pensando che a strutture simili corrispondessero sempre funzioni simili. Le ovaie produrrebbero seme durante l’amplesso; il seme percorrerebbe le tube, paragonate ad altrettanti deferenti maschili, per unirsi nell’utero allo sperma maschile dando vita all’embrione, ignorando quindi che il concepimento deriva dalla fecondazione dell’uovo femminile da parte del seme maschile, nei mammiferi come negli ovipari. (5)

Per tutto il Medio Evo la generazione dell’individuo si basò sulla teoria emogenetica aristotelica, sostenuta anche dalla Chiesa attraverso la “ Summa teologica” di Tommaso D’Aquino, ma con lo svilupparsi dell’Umanesimo e di uno spirito critico confortato dalle indagini filologiche di Lorenzo Valla e del Leoniceno, fatte direttamente sui testi greci, si rientrò in possesso delle opere anatomiche e fisiologiche di Galeno e la dottrina dei due semi tornò alla ribalta affiancandosi a quella emogenetica, fin quasi a sostituirsi ad essa. Tuttavia le indagini anatomiche effettuate sistematicamente, dopo l’assenso della Chiesa (6), su cadaveri umani, avrebbero consentito di sottoporre a critica anche la dottrina galenica, che si basava esclusivamente sull’anatomia animale.

Fu necessario attendere il XVII secolo perché le teorie sulla generazione dell’individuo cessassero di essere oggetto di speculazione filosofica e cominciassero ad essere oggetto di studio sperimentale. L’inglese William Harvey, nel 1631, gettò luce sul problema sottoponendo a dissezione cerve gravide nei diversi stadi della gestazione, concludendo che “omne vivum ex ovo”, negando l’importanza data da Aristotele al sangue mestruale (Le cerve non hanno mestruazioni). (7)
Harvey tuttavia negò la capacità del seme maschile di superare il canale cervicale, interpretando la fecondazione dell’uovo come dovuta ad uno spirito volatile (Aura spermatica). Stenone e Van Horne attribuirono alle ovaie, considerate fino ad allora alla stregua di testicoli atrofici, secondo la teoria galenica, il compito di procurare le uova come materia prima della generazione dell’individuo. Si unì a loro il De Graaf (8) nell’avvalorare la tesi ovista (9), cadendo però nell’errore di identificare come uova i follicoli ovarici (follicoli di Graaf), al posto degli ovociti. Mentre De Gaaf affermava che la donna produce le uova solo durante l’amplesso, il suo contemporaneo Kerking, per contro, affermò che la donna, raggiunta la pubertà, produrrebbe regolarmente le uova, compiendo un ulteriore passo avanti.

raffigurazione dello spermatozoo nel 1677Nel 1677 il commerciante di stoffe olandese Leeuweunhoek, appassionato di studi biologici e dotato di un potente, per l’epoca, microscopio (10), comunicò alla Royal Society di Londra (11) la  scoperta degli spermatozoi (12), da lui definiti ”animalculi”, che egli assimilò agli infusori, ritenendoli di natura animale, perciò in qualche modo generati e perciò sessuati (13). Leeuwenhoek era convinto che l’embrione fosse contenuto nella testa degli spermi, o animalculi, come lui amava definirli (14). La funzione dell’uovo sarebbe stata solo quella di fungere da nutrimento all’embrione trasmessogli dallo sperma. Tuttavia nel XVIII secolo la tesi ovista fu nettamente predominante su quella animalculista, specie in Italia. 
Qui il modenese L. Spallanzani continuò a credere che gli spermatozoi fossero analoghi agli infusori, chiamandoli” vermicelli spermatici”, negando loro ogni potere fecondante, ma negò pure il potere fecondante dell’ ”aura spermatica” (15). Riconobbe invece l’importanza del contatto diretto dello sperma con le uova per ottenere la fecondazione di queste ultime, dove l’embrione esisterebbe preformato.

Nel XIX secolo  Prèvost e Dumas (16) dimostrarono sperimentalmente il potere fecondante degli spermatozoi sull’uovo e che l’incontro tra lo spermatozoo e l’uovo si verifica nelle tube e nell’utero dei mammiferi. Nel 1827  von Baer comunicò ufficialmente la scoperta dell’ovocito (17). Nel 1875 Hertwig dimostrò che la fecondazione è il risultato della fusione del pronucleo maschile con quello femminile. Sul declinare del XIX secolo il plurimillenario assillo di filosofi e scienziati si era concluso.

Bibliografia generale

  • Highmore, Nathaniel, History of generation, Londra, 1651
  • Vallisneri, Antonio, Istoria della generazione dell’uomo e degli animali, se sia da’ vermicelli spermatici o dalle uova. Venezia, 1721. 
  • Castellani C. :La storia della generazione.  Milano,   Longanesi,  1965.

Note

1) Ippocrate: Sulla generazione del bambino ( De natura pueri). Opere compiute di Ippocrate. Prima versione italiana di M.C. Levi.Venezia,1837-38, vol. I°, pagg 475 e segg.

2) Ma il vero padre di questa teoria fu Diogene di Apollonia, filosofo greco del V sec. A. C.,seguace della scuola ionica.

3) “Cozione”, secondo la dottrina umorale ippocratica.

4) Aristotele, De generatione animalium; vedi: Montalenti: Il sistema aristotelico della generazione degli animali. Quaderni di Storia della Scienza N° 17. Casa ed.Leonardo da Vinci. Roma,1926.

5) Galeno, De semine,Venetiis, apud Valgrisium, 1522, cap. 7.

6) Bolla papale di Sisto IV del 1471

7) Harvey, William, Exercitationes de generationibus animalium, Londini,1651

8) Graaf, Reinier de, De mulierum organis generationi inservientibus,Lugduni Batavorum, 1672; Nouvelles decouverte sur les partie de l’homme et de la femme. Warsovie, 1701

9) Secondo la tesi preformista ovista i “ germi” degli esseri viventi conterrebbero in dimensioni infinitesimali tutti gli organi degli adulti. I maggiori esponenti di questa corrente scientifica furono nel settecento: C. Bonet ( 1720-1793); A. Haller ( 1708-1777); L.Spallanzani ( 1729-1799) Ad essi si oppose la tesi epigenista secondo la qualel’embrione deriverebbe da una sostanza amorfa secreta dagli organi genitali dei genitori che si organizzerebbe con la fecondazione per virtù di una sua “vis essentialis”. I maggiori esponenti di questa corrente scientifica furono: K.F. Wolff ( 1733-94); G. Leclerc conte di Buffon( 1707-1788)

10) Fino a 400 ingrandimenti

11) Leeuwenhoek, Anthony van, Epistolae ad Societatem Regiam Anglicam,Lugduni Batavorum, 1719

12) Per la verità, la scoperta è da attribuirsi allo studente di Danzica Giovanni Ham, che la comunicò a Leeuwenhoek, e anche a Nicola Hartsoeker.

13) La reale natura degli spermatozoi fu messa a fuoco soltanto nel 1841 da Kolliker che dimostrò indiscutibilmente che gli spermatozoi sono un particolare tipo di cellula.

14) Secondo le tesi preformiste

15) Spallanzani, Lazzaro: Prodromo di un’opera da imprimersi sopra le riproduzioni animali, Modena, nella Stamperia di Giovanni Montanari,1768

16) Dumas J. E Prèvost J.: Nouvelles thèorie de la gèneration, in: « Annales des sciences naturelles » Paris, 1824.

17) Baer K.E.von: De ovi mammalium et hominis genesis, Lipsiae, 1827

29/4/2010

29/4/2010



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